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martedì 4 luglio 2017
sabato 1 ottobre 2016
Articolo pubblicato su MOLESKINE - anno 9 n. 9/10 - Settembre 2016 - LA METROSTRETTO - Lunga è la strada e larga la via. Basteranno i cannoni?
LA METROSTRETTO
Lunga è la strada e larga la via.
Basteranno i cannoni?
Achille Baratta
“Il bersaglio” è
un insieme di saggi sulle professioni in cui si è inserito uno scritto di
Alberto Mondini dal titolo “L’ingegnere”; erano gli anni Sessanta e si sentiva
la necessità di una moderna inchiesta giornalistica sull’evolversi delle
vecchie e nuove professioni frugate nella loro realtà e nelle loro prospettive
al di fuori di ogni schema convenzionale.
Poi, passarono
gli anni ma non si definirono mai gli schemi; forse l’autore intravedeva il
tramonto del tecnigrafo che aveva sostituito la riga a T sui tavoli degli
ingegneri.
Alberto Mondini
va oltre e vede per la prima volta nell’ingegnere, oltre al progettista, il
dirigente e scrive: “Poiché non sussiste
vera tecnica se non costruita su base di economia obbiettivamente sana – cioè
aderente alle richieste del mercato – è ovvio che l’ingegnere ha bisogno di
essere indirizzato e sorretto, specialmente nei settori che rivestono carattere
applicativo e professionale, non solo dal docente che, nell’ambito degli
attuali programmi, può indicare solo vie e concetti fondamentali atti a
illuminare la stretta relazione fra produzione ed economia, ma da un complesso
di attività fatto di sperimentazione, di indagine e di letteratura capace di
offrire allo studio fondamentale quegli indispensabili complementi che
formeranno del laureato – e più sollecitamente che sia possibile – un elemento
capace di assumere responsabilità economiche”.
Qualcuno dice
con arroganza che una sola non manca al progettista-professionista: la noia.
Nell’aprile
2016, con l’editore Nottetempo, Luca Molinari scrive “Le cose che siamo”.
“La casa diventa voce psicanalitica di chi la
desidera e di chi la progetta. E le finestre non sono più mediazione tra la
forma della città e la residenza, ma riflesso di un’interiorità soggetta a
cambiamenti radicali. Le ville bianche di Loos, tra Austria e Cecoslovacchia,
con elegante ermetismo rivelano da una parte il sogno di un lontano e assolato
Mediterraneo, e dall’altra l’idea che la casa sia il prodotto di un pensiero
completamente privato. Gli eleganti volumi ancorati alla terra sono l’immagine
più estrema, di una borghesia ormai indifferente alla città, al suo rumore e
alla sua folla. Ogni casa è un labirinto della mente, dei ricordi e delle
memorie che vi si andranno a sedimentare”.
Luca Molinari è
critico e tiene un’interessante rubrica di architettura sul settimanale
“L’Espresso”.
Lui scrive, tra
l’altro: “Il progettista romano Franco
Purini in un lavoro grafico e visionario del 2000 aveva immaginato una città
per un milione di persone costituita da un milione di abitazioni. Per ogni
casa, un abitante che vi avrebbe prima vissuto, poi l’avrebbe avuta come tomba.
Alla fine della città avremmo avuto una monumentale, immensa necropoli. È
un’immagine chiara: ognuno di noi è una, casa che non ci abbandona mai e in cui
ritirarsi nell’ultimo respiro. Si nasce soli e si muore soli. Prima cresciamo
nel ventre materno, vera abitazione-città all’origine della nostra esistenza,
poi abbiamo bisogno di una casa nostra, luogo sacro, unico, indiscutibile, che
può ampliarsi nel tempo ma che, alla fine, rimarrà sempre e comunque la stanza
segreta in cui sarà concesso chiudersi all’ultimo”.
Sì, le case ma
chi le progetta? Chi le pensa?
Non si può
certamente identificare solo sul costruito o sul costruire, occorre allargare
lo sguardo e occuparsi di urbanistica e, soprattutto, del territorio come una
fabbrica di eventi, di panorami e di silenzi che devono guidare al mondo; ci
sono e voglio essere interconnessi e sorvolati.
All’ingegnere,
all’architetto si aggiunge una nota figura: quella dell’ideatore senza scopo di
lucro che crede nella propria proposta e si ribella alle barriere della cultura
e della politica che non sanno guardare dall’alto.
Al Circolo della
Stampa di Milano, con grande eco nazionale, viene presentata “La metropolitana dello Stretto di Messina”:
un collegamento a cinquanta metri d’altezza tra la Stazione Marittima di
Messina e l’Aeroporto dello Stretto.
L’attraversamento
dello Stretto ricalca quello già esistito tra le due sponde e costituisce un
unicum mondiale, studiato da Massimo Majowiecki.
L’idea più redditizia al mondo una metropolitana che conurba le due sponde
dello Stretto e non solo, è autosufficiente, è diventa la centrale fotovoltaica
più grande del Sud.
Il sindaco di
Messina è preso da altre mille problemi, compresa la sua sopravvivenza di
Sindaco di quella città “No Ponte”.
La sua battaglia
è terminata con l’appalto dell’opera e le sue finte di inizio lavori. Ma la
verità è più cruda: l’opera e quindi il contratto non aveva copertura
economica.
Tutto nel nostro
Paese diventa normale; i ministri, a loro insaputa, comprano casa o fanno
assumere i loro congiunti.
È meno normale
proporre un’idea, i colleghi vogliono sapere i particolari e precedenti e se
esistono al mondo soluzioni simili.
Tutto è sotteso
da un’ignoranza abissale, che ha varcato lo Stretto ed è già un cittadino del
mondo. Niente di nuovo, la storia si ripete. La domanda più semplice è quando si
farà?
Loro dimenticano
che a Messina il museo è in costruzione da un numero infinito di anni e che il
nostro Assessore Regionale al Turismo non riesce ad aprirne almeno un salone.
Non è divisibile in lotti, o meglio non ci hanno pensato mai: i lotti funzionali
sono contro legge.
A proposito, la
metropolitana è realizzabile in piccoli lotti e con la partecipazione di tutti.
Il tempo previsto: 18 mesi; la spesa leggermente superiore a quella del
contenzioso con l’impresa contraente che lievita ogni giorno e va oltre i 700
miliardi di euro.
Il sindaco,
proviene dalla scuola e la ama come sua seconda casa e alla casa volante non ci
crede.
Quelli
dell’altra sponda dicono che li vogliamo invadere e che loro preferiscono non
mescolare i Peloritani con l’Aspromonte.
Eppure i loro
piani regolatori redatti da Samonà e Quaroni hanno sentito l’aria della
conurbazione invocata dai progettisti.
Ma la vera
domanda è: “Chi progetta: l’ingegnere, l’architetto o la politica?”
E la politica da
chi è fatta nel nostro Sud, non pensata alla mafia, perché sbagliate con
certezza.
Chi propone il
nuovo è un visionario, ma il vecchio che ci ha dato? La disoccupazione
giovanile è alla soglia di rottura; in Sicilia 700.000 giovani, di entrambi i
sessi non studiano né lavorano; sono esperti in astronomia, guardano le stelle
nelle notti di luna chiedendosi se durerà e fino a quando?
Renzo Piano nel
1990 per la sua Genova aveva guidato il futuro dei trasporti; si chiama
Metrogenova e dichiarava “Porterò la
gente in Piazza, per fermarmi dovranno prendermi a cannonate”; ma qua, in Sicilia,
ai cannoni suppliamo “a scupetta”.
Nel capo delle
arti creative niente di nuovo. Susumo Shingu con la sua vita e le sue opere ne
è l’ispiratore.
Ecco la sua vita
professionale: Nasce ad Osaka, in Giappone nel ‘60 si laurea a Tokyo, all’University of
Arts, ottiene una borsa di Studio dal Governo Italiano, e studia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Del 1962-1966 sono le prime mostre collettive il
Italia, Austria e Germania. Torna in Giappone e nel 1967 tiene a Tokyo la prima
mostra all’aperto intitolata “Wind structures”.
Viene selezionato per l’Expo Internazionale di Osaka
e durante il 1971-1972 è visiting artist all’Università di Harvard. Tiene a New York, al Pepsi-Co, Purchase, una mostra
all’aperto intitolata “Wind and Water Sculputures”. Harry N. Abrams, pubblica la prima monografia
“Shingu”. Vince in Giappone varie importanti mostre di scultura e nel 1984
tiene al Museo d’Arte Moderna di Hyogo una personale intitolata “Breathing
Sculptures” e una personale alla Galleria Civica di Kanagawa nell’86. Vince il
Gran Premio di Yokohama e il 18° Gran
Premio dell’Arte Giapponese, nel 1987 espone una mostra itinerante all’aperto
intitolata “Windcircus” a Brema, Germania; a Barcellona in Spagna e a Lahti in
Finlandia. È invitato a Seoul per creare una scultura all’aperto per il Parco
Olimpico. Nel 1989 vince il Gran Premio Speciale Henri Moore e tiene una
personale a Parigi, all’Arts Center.
Questo è il vero
simbolo della professione/idea, a cui dedicherò quella piccola parte di vita
che mi resta.
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Ubicazione:
Messina ME, Italia
mercoledì 28 settembre 2016
LA METROPOLITANA DELLO STRETTO VIENE DEFINITA DA RADIO INBLU LA “TERZA VIA” SUL TEMA DEL PONTE DELLO STRETTO
Ecco in sintesi
l’intervista dell’ing. Achille Baratta:
- · La Metropolitana dello Stretto da me ideata insieme a Massimo Majowiecki è assolutamente nuova in un paese vecchio ed è indipendente dal ponte e con altre finalità. È soprattutto una vendita espositiva dello Stretto e delle sue meraviglie, è una conurbazione.
- · Nessun mega appalto, 52 lotti funzionali, realizzati parallelamente, nessuna espropriazione, costa circa 800 mila euro, e si realizza in meno di un anno.
- · Altissima redditività, non solo energicamente e autosufficiente ma è una vera mega centrale eolica e voltaica che alimenta due territori.
- · L’aeroporto dello Stretto collegato con la stazione marittima di Messina in circa 20 minuti, la riviera Paradiso, Contemplazione e Faro connessa velocemente a Villa San Giovanni e a Reggio Calabria.
- · Le due università e i policlinici oggi sulle due sponde saranno raggiungibili in pochi minuti.
- · E poi sorseggiare un caffè sullo Stretto, vendendo al mondo quello che la natura ci ha dato come l’Aspromonte e Dinnammare è la rivoluzione del Sud a basso costo.
- · Tutto senza imprevisti perché il collegamento aereo delle due sponde è già stato realizzato dall’Enel e ancora oggi le due strutture esistenti troneggiano senza alcuna lamentela degli ambientalisti.
- · L’uovo di Colombo e non la solita bufala da salotto che costringe il nostro sud ad una morte violenta per asfissia o ancora peggio di lupara bianca.
Ubicazione:
Messina ME, Italia
giovedì 19 maggio 2016
lunedì 2 maggio 2016
IL PROGETTO OLISTICO DI MASSIMO MAJOWIECKI - Articolo su mensile Moleskine - anno 9 - n. 4 - Aprile 2016
* Achille Baratta *
Il primo aprile
è sinonimo di pesce d’aprile ed io a questa conurbazione silente ho voluto
lanciare il mio pesciolino rosso, una metropolitana leggera che in dieci minuti
collega la Stazione marittima di Messina all’Aeroporto di Reggio Calabria.
Lo avevano
chiamato “L’aeroporto dello Stretto” ed è rimasto solo tra le montagne ed il
mare.
Allora un
pesciolino rosso diventa un vero e proprio pesce d’aprile o una girandola
sospesa nel nostro azzurro a 70 metri di altezza a cui viene attaccata una
funivia.
Non voglio più
scrivere, perché di scritti e di fandonie se ne sono scritte tante. Ora la
politica si divide tra la conurbazione e il niente. O a dirla meglio col niente
“cunzatu cu nenti”.
La sfida
dell’idea a chi aveva proposto e solo proposto la metropolitana del mare.
Il pesce
consiste nel cambiare dall’acqua all’aria, la posso definire impropriamente la
metropolitana dell’area.
Il numero di 13
appoggi di metri settanta e tanti premi e il gioco è fatto, nessuna
espropriazione, nessun impatto, la spesa minima.
Per fare tutto
questo il primo aprile mi sono incontrato a Bologna col mio amico Massimo
Marianeschi il numero uno nel mondo per progettazione olistica.
Mamoru
Kawaguchi, professore emerito dell’università di Hosei Tokio: Il progetto olistico di Massimo Majowiecki. In questo libro sono raccolti i progetti che
Massimo Majowiecki ha finora realizzato. Si tratta di una collezione che
copre una vasta gamma di funzioni: ponti stradali, ponti pedonali,
padiglioni multifunzionali, stadi con gradinate coperte, alcuni addirittura
con tetto retraibile, spazi espositivi, edifici alti, e così via. In
molti di questi esempi, è possibile vedere come Majowiecki abbia applicato le
sue doti matematiche per definire le dimensioni ottimali degli elementi
strutturali, tenendo conto delle reazioni statiche e dinamiche del vento
e degli effetti sismici, nelle tre dimensioni, affrontando quindi
questioni molto complicate e difficili. Ma ci rendiamo subito conto che
il dimensionamento delle parti strutturali è solo una componente del suo
lavoro progettuale. Ci accorgiamo che in ogni progetto c'è una grande
attenzione al dettaglio più confacente ai singoli elementi, non solo da un
punto di vista di efficienza strutturale, ma di fattibilità (praticità
produttiva), di trasporto, di montaggio e di aspetto.
Allargando
lo sguardo, capiamo che fin dalle prime fasi di progetto di ogni singola
struttura, Majowiecki impegna tutte le sue forze per trovare il sistema
strutturale e la sua forma che rispettino non solo le esigenze strutturali, ma
anche quelle funzionali, economiche, estetiche.
Spero
che il lettore di questo libro trovi, in ogni esempio descritto, il principio
di progetto olistico che Majowiecki ha sempre cercato di perseguire nelle sue
opere.
Qui sintetizzo
graficamente il mio pesce, che navigando navigando o meglio, volando volando,
diventa un pescespada sospeso tra cielo e terra per portarci a dorso tra le due
sponde.
Sì, perché il
gioco è proprio quello di collegare le due sponde alla giapponese, ma con la
nostra pelle di africani annacquati della terra di Sicilia che lancia un amo
all’Italia e all’Italietta che attende per essere rimorchiata verso la vera
conurbazione proposta dal nostro Presidente della Regione Siciliana,che ora si
candida a Sindaco di Messina.
Tutto sotto il
vento dello scirocco che ha definito la nostra città con tre parole: malanova,
sciroccu e pescestoccu.
So che resterete
turbati, ma è proprio questo il turbamento delle idee e il primo turbamento
pubblico lo voglio fare in queste pagine che sono la vera testimonianza che
tutto è volere e potere, l’accento lo metterete voi.
Provate, almeno,
a sognare volando in una cabina di funivia e vi dimenticherete che per troppo
tempo siamo stati a strisciare come i servi e i serpenti avvinghiati alla terra
che frana e che non urla.
La speranza non
è l’ultima a morire e l’alba del nostro futuro guardando dall’alto in quel
paesaggio che fu di Ulisse a ancora ci attrae e ci travolge con le sirene che
cantano e suonano con i mandolini carriati al vento e dalle corde del nulla.
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