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martedì 18 luglio 2017
giovedì 17 novembre 2016
Articolo pubblicato su 100NOVE - ANNO n. II - NUMERO 43 - 17 Novembre 2016 - L’ITALIA CIVILE E L’OBESITÀ
L’ITALIA CIVILE E L’OBESITÀ
“Numerosi studi, in particolare quelli più recenti,
hanno dimostrato che le persone sovrappeso e obese, prese nel loro insieme, non
presentano disturbi psicopatologici maggiori significativamente più frequenti
né più gravi né tipici rispetto agli individui di peso normale. Tuttavia il
pesante stigma sociale che colpisce l’obesità, l’orientamento lipofobo della
società contemporanea che esalta la magrezza e disprezza il grasso non è senza
conseguenze, soprattutto per alcuni soggetti. Come hanno suggerito da tempo
Friedman e Brownell, non dovremmo più cercare se le persone in eccesso di peso
presentino disturbi psichici più spesso di quelle normopeso; ma piuttosto
provare a capire quali soggetti, nella vastissima ed eterogenea popolazione
sovrappeso/obesa, sono più esposti a vivere male la loro condizione morfologica
e, quindi, sono più vulnerabili sul piano psicopatologico. È un orientamento
della ricerca indicato dall’espressione inglese «risk-factor approach», coerente con un principio generale, «fil rouge» del nostro libro: il
termine «obesità», per il
criterio con cui è definito, copre una campo di fenomeni molto eterogenei.
Tanto più nell’area degli aspetti psicosociali”.
Il “nostro
libro” è quello di Ottavio Bosello e Massimo Cuzzolaro dal titolo “Obesità”,
edito da “il Mulino”, stampato su carta Munken Print White di Arctic Paper, una
riflessione questa che riguarda i rapporti tra obesità e rapporti psichici.
Tutto gira intorno ad un interrogativo:
“L’obesità è una malattia? più sì che no; certo è
che all’accumulo adiposo si associano spesso patologie somatiche, menomazioni
funzionali e difficoltà psico-sociali; la speranza di vita tende a ridursi e la
sua qualità a peggiorare, anche a causa dello stigma che incombe sulle persone
grasse. In questo libro si affrontano tutti i problemi connessi all’obesità,
dalle cause al perché della sua diffusione, dalle attuali possibilità delle
cure mediche alla spinosa questione della chirurgia bariatrica, fino alle controversie
intorno ai programmi di prevenzione”.
Ottavio Bosello
ha insegnato Medicina interna nella Università di Verona, Massimo Cuzzolaro,
Psichiatria e Psicologia Clinica alla Sapienza di Roma.
Ma il loro
scritto, su un delicatissimo tema sociale, che dall’America ora passa a noi
europei è il frutto di una ricerca
capillare che è esposta nelle note del capitolo terzo.
In questo
periodo di crisi economica, parlare degli antistecchini e della formosità
esagerata è un momento di riflessione importante per i suoi aspetti sociali. Al
di là della interpretazione metafisica e prettamente professionale l’attenzione
viene rivolta verso l’individuo perché dopo l’analisi viene la cura: quando il
fondo dell’abisso è stato toccato si ricomincia a salire.
Tra le altre righe
si legge lo sforzo degli autori di andare oltre in tre direzioni canoniche
della esigenza profonda di liberazione, della libertà dal bisogno, della
libertà della diseguaglianza dei punti di partenza, della libertà dal lavoro
digitalizzato, e che pur partendo dal bisogno fondamentale del vivere si
protrae nel bisogno umano che oscilla tra amicizia e speranza.
Con queste
fondamentali illuminazioni gli autori dibattono il problema dividendolo per
capitoli il cui ordine non è casuale: una pandemia contemporanea; geni e peso
corporeo; tra malattia e fattore di rischio, tra soma e psiche; le cure attuali
e i loro limiti, costi dell’obesità e tentativi di prevenzione e, infine, una
riflessione col legame con una malattia diabolica come il diabete, ecco quello che
scrivono:
“Volgiamo ora l’attenzione al diabete, in
particolare al tipo 2, responsabile di oltre il 90%. di tutti i casi di diabete
e strettamente collegato all’obesità.
Negli Stati Uniti i malati di diabete, adulti e
bambini, sono quasi 26 milioni, l’8,3 % della popolazione. Le persone
giudicate secondo i parametri attuali in stato di prediabete sono 79 milioni.
Tra gli adolescenti, la prevalenza del diabete, in particolare del diabete di
tipo 2 legato all’obesità, è salita dal 9% nel 2000 al 25% nel 2008.
Nèl 2030 in Europa, una persona adulta su dieci sarà
malata di diabete secondo le proiezioni dell’International Diabetes Federation.
Per quanto riguarda l’Italia, dati recenti e accurati relativi agli anni
2000-2011 sono stati diffusi on line dall’ISTAT attraverso il documento «Il diabete in Italia». Riassumiamo
sinteticamente qualche dato indicativo.
Tra il 2000 e il 2011 il numero dei malati di
diabete nel nostro paese è salito di circa 800 mila unità. Il tasso
standardizzato di prevalenza per 100 persone è salito da 3,9 a 4,6. Le tre
cause principali di aumento sono state, con ogni probabilità, l’obesità, la
sedentarietà e l’invecchiamento della popolazione.
Come risultato, nel 2011 quasi 3 milioni di italiani hanno
dichiarato di essere affetti dal diabete. Dal punto di vista della
distribuzione geografica, i valori più elevati riguardano il Sud con circa 900
mila casi. Quanto al sesso, il diabete è più diffuso fra i maschi, almeno fino
ai 74 anni. La prevalenza è maggiore nelle classi socioeconomiche più basse,
dove sono anche più diffusi i maggiori fattori di rischio: obesità e
inattività fisica.
La diffusione
(prevalenza) aumenta con l’età: su 100 diabetici 80 hanno più di 65 anni e
oltre i 75 anni almeno un italiano su cinque è colpito da questa patologia. Tra
gli anziani affetti da diabete circa un terzo vive da solo. Il dato va
incrociato con l’alta frequenza delle complicanze a lungo termine della
malattia che, come si sa, sono profondamente invalidanti: cardiopatie,
malattie cerebrovascolari, insufficienza renale, glaucoma, retinopatie, cecità
ecc.”.
Questo, come
tutti i miei scritti esaltano la figura dell’“Uomo sapiens” perché sono
fortemente convinto che l’informazione e la professionalità non possono
scindersi perché sono entrambi essenziali e fondamento di una nuova Italia
civile.
Noberto Bobbio
aveva trattato questa tematica generale nel 1964 con un libro edito da Lacaita
Editore, ma visto lo stato attuale della nostra civiltà è servito a poco.
Eppure lui si chiama Noberto Bobbio e di obesità non si parlava perché si
chiama opulenza.
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giovedì 29 settembre 2016
Articolo pubblicato su 100NOVE - Anno II - Numero 36 - 29 settembre 2016 - LA MIA PIAZZA CAIROLI E LA SUA MESSA IN SICUREZZA
Achille Baratta*
Quali sono i
compiti di un progettista? Semplice e nello stesso tempo complicato. Ricercare
sull’etica professionale e sfogliare l’alfabeto della rivoluzione culturale può
servire, spendere quasi niente, innovare, incuriosire e dare il massimo del
coefficiente costi-benefici. Andare a Piazza Cairoli a vederla circoscritta e
quasi crocifissa dalla intolleranza e dalla trascuratezza ti fa imprecare, ma a
che serve, forse è meglio progettare e proporre, per far uscire da quel sacco
di iuta che fa esclamare a chi ci guida: siamo alla sbaraglio.
Ormai da mesi
lavoro a questa ardita soluzione che vuole essere più che un progetto, un segno
grafico di 60 artisti e l’offerta di alcuni operatori nel campo della ceramica
artistica di Sicilia.
Una coniugazione
quasi infantile, ma difficile da percorrere, eppure la Regione Sicilia (www.regione,sicilia.it) si spende
molto bene e chiaramente descrivendo un semplice grafico d’artista per i social
media.
Un’opera d’arte
di strada per identificare i profili social che la Regione Sicilia ha attivato
per raccontare tutte le attività legate al Fondo Sociale Europeo Sicilia 2020,
scambiare contenuti e creare relazioni con i propri interlocutori web.
È la scelta che
ha operato il Comitato di sorveglianza dei procedimenti legati all’Fse Sicilia
2020 e ha individuato un’opera di Renato Hunto, un artista di strada di scuola
cubista che ha donato alla città di Palermo una bellissima opera dipingendola
sul muro di una piccola strada in un quartiere povero.
Una ragione in
più per valorizzare un’opera che con il suo linguaggio visivo esprime valori e
contenuti coerenti con lo stile che la Regione ritiene debba essere manifestato
dal Fse Sicilia 2020 anche nei media sociali. L’arte urbana è, infatti, una
forma di cultura vicina ai cittadini, proprio come intende essere
l’amministrazione, a diretto contatto con le persone.
L’opera di
Hunto, che è stata chiamata “Allegra” per i colori vivacissimi, attrae e rende
gli account dell’Fse Sicilia 2020 immediatamente riconoscibili, soprattutto ai
giovani, ma contemporaneamente li rende coerenti con il messaggio culturale che
il Comitato di sorveglianza del programma comunitario intende perseguire in
ogni sua azione di comunicazione.
Il dodici
settembre al Salone delle Bandiere del Comune di Messina ho presentato il
progetto redatto con la collaborazione di sessanta artisti che si dichiarano
disponibili presentando i relativi bozzetti inseriti nel progetto da collocare
in modo ordinato nella pavimentazione prevista in cemento colorato.
Poi le
osservazioni costruttive che sono nate nel dibattito mi hanno portato a
proporre una soluzione per mettere in sicurezza le pensiline e adornarle con le
opere direttamente regalate dagli artisti, poi un’altra soluzione molto
economica che prevede una spesa complessiva inferiore a 18.000 euro con
ripristino dell’attuale tavolato evidenziando che il realizzato è infiammabile
e difforme dallo strumento urbanistico.
E poi, infine,
una soluzione “allegra” con delle ceramiche siciliane che saranno donate
all’Amministrazione per impreziosire una piazza che finalmente potrà essere
tematica e allegra.
La spesa circa
80.000 euro, un decimo di quella di cui si chiede il finanziamento.
Nessuna proposta
sovversiva e irrazionale ma semplicemente una messa in sicurezza che produce
bellezza.
Non posso essere
io, i miei artisti o miei ceramisti disponibili a donare a darmi un voto.
Ma se
condividete date un segno, se siete contrari sparate, ma è proprio il silenzio
che uccide e non avere opinioni, oggi, non è possibile, specialmente quando si
tratta del cuore commerciale della tua città.
Il commercio non
è poi la chiave di volta di un’economia? Ma nel caso di una piazza è il simbolo
della città, che non va esportato o distorto per interessi paralleli che
tendono ad esaltare il brutto per mortificare una città che cerca le soluzioni
per sopravvivere o evitare che l’università chiuda per mancanza di allievi e
che continui l’epidemia di chi va a curarsi altrove.
Permetteteci,almeno,
di prenderci una granita di caffè con panna in una Piazza Cairoli ridente, che
con pochi euro diventi da ricettacolo d’immondizia una cosa semplicemente
“unica”.
Probabilmente un
progetto gratuito non vale niente, ma è fatto con amore!
* Ingegnere progettista
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martedì 27 settembre 2016
Presentazione libro: L'ISOLA DI COSI DI DIU - Salone delle Bandiere - Messina - 25 settembre 2016
Domenica 25 settembre, alle ore 17, nel Salone delle
Bandiere del Comune di Messina gremito
di pubblico, è stato presentato il volume ”L’Isola
di Cosi di Diu” dell’Ing. Achille
Baratta.
Il libro non comprende di una
semplice raccolta di preghiere in siciliano ma racchiude una ricerca ed un
lavoro certosino effettuato con competenza e dovizia di particolari da parte
dell’autore.
Nel leggerlo si scopre un mondo sconosciuto che va al di fuori
della semplice preghiera e racchiude aneddoti storici e culturali di notevole interesse. Alla manifestazione
coordinata e condotta dalla dott.a Titti Crisafulli sono intervenuti: l’autore,
il poeta-Cantore in siciliano Gianni Argurio, che ha suonato due brani, il dott. Gerri Villaroel e gli Artisti: Silvana Foti, Pippo Castorina,
Filippo Scarfì, che hanno recitato l’Annunciazione a Maria Vergine.
Nella location in contemporanea è stata allestita una
collettiva di pittura e sono stati
esposte le opere dei pittori: Aldobrando, Angela Alibrandi, Angela Andò, N.
Titti Crisafulli, Miriam Donato, Cosimo Forestieri,Patrizia Lo Re, Morena
Meoni, Margot Rita Puliafito, Flavia Ramires, Franca Scolari Papoalia, Pasquale
Mazzullo.
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mercoledì 6 luglio 2016
Le farfalle, le sottane e qualche rondine - Quadro esposto all'Irrera - Pasticceria di Messina - Piazza Cairoli - Luglio 2016
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