Da soli non si fa niente.
Una aiula vicino alla rotatoria all'angolo tra Viale Annunziata e viale della Libertà di fronte al Museo che aprirà domani, 09.12.2016, un'espressione di collaborazione tra l'ingegnere Achille Baratta e l'associazione Agorà - Circolo Richeativo. Questo conferma che con la partecipazione dei cittadini la città si può fare più bella senza incidere sul bilancio comunale, rafforzando la convinzione che la città è degli utenti e non dei dirigenti o dei politici che li guidano nel labirinto del nulla.
giovedì 8 dicembre 2016
giovedì 1 dicembre 2016
giovedì 17 novembre 2016
Articolo pubblicato su 100NOVE - ANNO n. II - NUMERO 43 - 17 Novembre 2016 - L’ITALIA CIVILE E L’OBESITÀ
L’ITALIA CIVILE E L’OBESITÀ
“Numerosi studi, in particolare quelli più recenti,
hanno dimostrato che le persone sovrappeso e obese, prese nel loro insieme, non
presentano disturbi psicopatologici maggiori significativamente più frequenti
né più gravi né tipici rispetto agli individui di peso normale. Tuttavia il
pesante stigma sociale che colpisce l’obesità, l’orientamento lipofobo della
società contemporanea che esalta la magrezza e disprezza il grasso non è senza
conseguenze, soprattutto per alcuni soggetti. Come hanno suggerito da tempo
Friedman e Brownell, non dovremmo più cercare se le persone in eccesso di peso
presentino disturbi psichici più spesso di quelle normopeso; ma piuttosto
provare a capire quali soggetti, nella vastissima ed eterogenea popolazione
sovrappeso/obesa, sono più esposti a vivere male la loro condizione morfologica
e, quindi, sono più vulnerabili sul piano psicopatologico. È un orientamento
della ricerca indicato dall’espressione inglese «risk-factor approach», coerente con un principio generale, «fil rouge» del nostro libro: il
termine «obesità», per il
criterio con cui è definito, copre una campo di fenomeni molto eterogenei.
Tanto più nell’area degli aspetti psicosociali”.
Il “nostro
libro” è quello di Ottavio Bosello e Massimo Cuzzolaro dal titolo “Obesità”,
edito da “il Mulino”, stampato su carta Munken Print White di Arctic Paper, una
riflessione questa che riguarda i rapporti tra obesità e rapporti psichici.
Tutto gira intorno ad un interrogativo:
“L’obesità è una malattia? più sì che no; certo è
che all’accumulo adiposo si associano spesso patologie somatiche, menomazioni
funzionali e difficoltà psico-sociali; la speranza di vita tende a ridursi e la
sua qualità a peggiorare, anche a causa dello stigma che incombe sulle persone
grasse. In questo libro si affrontano tutti i problemi connessi all’obesità,
dalle cause al perché della sua diffusione, dalle attuali possibilità delle
cure mediche alla spinosa questione della chirurgia bariatrica, fino alle controversie
intorno ai programmi di prevenzione”.
Ottavio Bosello
ha insegnato Medicina interna nella Università di Verona, Massimo Cuzzolaro,
Psichiatria e Psicologia Clinica alla Sapienza di Roma.
Ma il loro
scritto, su un delicatissimo tema sociale, che dall’America ora passa a noi
europei è il frutto di una ricerca
capillare che è esposta nelle note del capitolo terzo.
In questo
periodo di crisi economica, parlare degli antistecchini e della formosità
esagerata è un momento di riflessione importante per i suoi aspetti sociali. Al
di là della interpretazione metafisica e prettamente professionale l’attenzione
viene rivolta verso l’individuo perché dopo l’analisi viene la cura: quando il
fondo dell’abisso è stato toccato si ricomincia a salire.
Tra le altre righe
si legge lo sforzo degli autori di andare oltre in tre direzioni canoniche
della esigenza profonda di liberazione, della libertà dal bisogno, della
libertà della diseguaglianza dei punti di partenza, della libertà dal lavoro
digitalizzato, e che pur partendo dal bisogno fondamentale del vivere si
protrae nel bisogno umano che oscilla tra amicizia e speranza.
Con queste
fondamentali illuminazioni gli autori dibattono il problema dividendolo per
capitoli il cui ordine non è casuale: una pandemia contemporanea; geni e peso
corporeo; tra malattia e fattore di rischio, tra soma e psiche; le cure attuali
e i loro limiti, costi dell’obesità e tentativi di prevenzione e, infine, una
riflessione col legame con una malattia diabolica come il diabete, ecco quello che
scrivono:
“Volgiamo ora l’attenzione al diabete, in
particolare al tipo 2, responsabile di oltre il 90%. di tutti i casi di diabete
e strettamente collegato all’obesità.
Negli Stati Uniti i malati di diabete, adulti e
bambini, sono quasi 26 milioni, l’8,3 % della popolazione. Le persone
giudicate secondo i parametri attuali in stato di prediabete sono 79 milioni.
Tra gli adolescenti, la prevalenza del diabete, in particolare del diabete di
tipo 2 legato all’obesità, è salita dal 9% nel 2000 al 25% nel 2008.
Nèl 2030 in Europa, una persona adulta su dieci sarà
malata di diabete secondo le proiezioni dell’International Diabetes Federation.
Per quanto riguarda l’Italia, dati recenti e accurati relativi agli anni
2000-2011 sono stati diffusi on line dall’ISTAT attraverso il documento «Il diabete in Italia». Riassumiamo
sinteticamente qualche dato indicativo.
Tra il 2000 e il 2011 il numero dei malati di
diabete nel nostro paese è salito di circa 800 mila unità. Il tasso
standardizzato di prevalenza per 100 persone è salito da 3,9 a 4,6. Le tre
cause principali di aumento sono state, con ogni probabilità, l’obesità, la
sedentarietà e l’invecchiamento della popolazione.
Come risultato, nel 2011 quasi 3 milioni di italiani hanno
dichiarato di essere affetti dal diabete. Dal punto di vista della
distribuzione geografica, i valori più elevati riguardano il Sud con circa 900
mila casi. Quanto al sesso, il diabete è più diffuso fra i maschi, almeno fino
ai 74 anni. La prevalenza è maggiore nelle classi socioeconomiche più basse,
dove sono anche più diffusi i maggiori fattori di rischio: obesità e
inattività fisica.
La diffusione
(prevalenza) aumenta con l’età: su 100 diabetici 80 hanno più di 65 anni e
oltre i 75 anni almeno un italiano su cinque è colpito da questa patologia. Tra
gli anziani affetti da diabete circa un terzo vive da solo. Il dato va
incrociato con l’alta frequenza delle complicanze a lungo termine della
malattia che, come si sa, sono profondamente invalidanti: cardiopatie,
malattie cerebrovascolari, insufficienza renale, glaucoma, retinopatie, cecità
ecc.”.
Questo, come
tutti i miei scritti esaltano la figura dell’“Uomo sapiens” perché sono
fortemente convinto che l’informazione e la professionalità non possono
scindersi perché sono entrambi essenziali e fondamento di una nuova Italia
civile.
Noberto Bobbio
aveva trattato questa tematica generale nel 1964 con un libro edito da Lacaita
Editore, ma visto lo stato attuale della nostra civiltà è servito a poco.
Eppure lui si chiama Noberto Bobbio e di obesità non si parlava perché si
chiama opulenza.
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mercoledì 19 ottobre 2016
martedì 11 ottobre 2016
Articolo pubblicato su la Gazzetta del Sud - Venerdì 7 ottobre 2016 - La soluzione progettuale pensata dall'ingegnere Achille Baratta - Piazza Cairoli in Sicurezza
Cairoli, un piazzale degli artisti al posto del parquet disastrato
Il cuore pulsante della città nei ricordi di Mollica, Rol e Bonardelli
di Sergio Di Giacomo
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sabato 1 ottobre 2016
Articolo pubblicato su MOLESKINE - anno 9 n. 9/10 - Settembre 2016 - LA METROSTRETTO - Lunga è la strada e larga la via. Basteranno i cannoni?
LA METROSTRETTO
Lunga è la strada e larga la via.
Basteranno i cannoni?
Achille Baratta
“Il bersaglio” è
un insieme di saggi sulle professioni in cui si è inserito uno scritto di
Alberto Mondini dal titolo “L’ingegnere”; erano gli anni Sessanta e si sentiva
la necessità di una moderna inchiesta giornalistica sull’evolversi delle
vecchie e nuove professioni frugate nella loro realtà e nelle loro prospettive
al di fuori di ogni schema convenzionale.
Poi, passarono
gli anni ma non si definirono mai gli schemi; forse l’autore intravedeva il
tramonto del tecnigrafo che aveva sostituito la riga a T sui tavoli degli
ingegneri.
Alberto Mondini
va oltre e vede per la prima volta nell’ingegnere, oltre al progettista, il
dirigente e scrive: “Poiché non sussiste
vera tecnica se non costruita su base di economia obbiettivamente sana – cioè
aderente alle richieste del mercato – è ovvio che l’ingegnere ha bisogno di
essere indirizzato e sorretto, specialmente nei settori che rivestono carattere
applicativo e professionale, non solo dal docente che, nell’ambito degli
attuali programmi, può indicare solo vie e concetti fondamentali atti a
illuminare la stretta relazione fra produzione ed economia, ma da un complesso
di attività fatto di sperimentazione, di indagine e di letteratura capace di
offrire allo studio fondamentale quegli indispensabili complementi che
formeranno del laureato – e più sollecitamente che sia possibile – un elemento
capace di assumere responsabilità economiche”.
Qualcuno dice
con arroganza che una sola non manca al progettista-professionista: la noia.
Nell’aprile
2016, con l’editore Nottetempo, Luca Molinari scrive “Le cose che siamo”.
“La casa diventa voce psicanalitica di chi la
desidera e di chi la progetta. E le finestre non sono più mediazione tra la
forma della città e la residenza, ma riflesso di un’interiorità soggetta a
cambiamenti radicali. Le ville bianche di Loos, tra Austria e Cecoslovacchia,
con elegante ermetismo rivelano da una parte il sogno di un lontano e assolato
Mediterraneo, e dall’altra l’idea che la casa sia il prodotto di un pensiero
completamente privato. Gli eleganti volumi ancorati alla terra sono l’immagine
più estrema, di una borghesia ormai indifferente alla città, al suo rumore e
alla sua folla. Ogni casa è un labirinto della mente, dei ricordi e delle
memorie che vi si andranno a sedimentare”.
Luca Molinari è
critico e tiene un’interessante rubrica di architettura sul settimanale
“L’Espresso”.
Lui scrive, tra
l’altro: “Il progettista romano Franco
Purini in un lavoro grafico e visionario del 2000 aveva immaginato una città
per un milione di persone costituita da un milione di abitazioni. Per ogni
casa, un abitante che vi avrebbe prima vissuto, poi l’avrebbe avuta come tomba.
Alla fine della città avremmo avuto una monumentale, immensa necropoli. È
un’immagine chiara: ognuno di noi è una, casa che non ci abbandona mai e in cui
ritirarsi nell’ultimo respiro. Si nasce soli e si muore soli. Prima cresciamo
nel ventre materno, vera abitazione-città all’origine della nostra esistenza,
poi abbiamo bisogno di una casa nostra, luogo sacro, unico, indiscutibile, che
può ampliarsi nel tempo ma che, alla fine, rimarrà sempre e comunque la stanza
segreta in cui sarà concesso chiudersi all’ultimo”.
Sì, le case ma
chi le progetta? Chi le pensa?
Non si può
certamente identificare solo sul costruito o sul costruire, occorre allargare
lo sguardo e occuparsi di urbanistica e, soprattutto, del territorio come una
fabbrica di eventi, di panorami e di silenzi che devono guidare al mondo; ci
sono e voglio essere interconnessi e sorvolati.
All’ingegnere,
all’architetto si aggiunge una nota figura: quella dell’ideatore senza scopo di
lucro che crede nella propria proposta e si ribella alle barriere della cultura
e della politica che non sanno guardare dall’alto.
Al Circolo della
Stampa di Milano, con grande eco nazionale, viene presentata “La metropolitana dello Stretto di Messina”:
un collegamento a cinquanta metri d’altezza tra la Stazione Marittima di
Messina e l’Aeroporto dello Stretto.
L’attraversamento
dello Stretto ricalca quello già esistito tra le due sponde e costituisce un
unicum mondiale, studiato da Massimo Majowiecki.
L’idea più redditizia al mondo una metropolitana che conurba le due sponde
dello Stretto e non solo, è autosufficiente, è diventa la centrale fotovoltaica
più grande del Sud.
Il sindaco di
Messina è preso da altre mille problemi, compresa la sua sopravvivenza di
Sindaco di quella città “No Ponte”.
La sua battaglia
è terminata con l’appalto dell’opera e le sue finte di inizio lavori. Ma la
verità è più cruda: l’opera e quindi il contratto non aveva copertura
economica.
Tutto nel nostro
Paese diventa normale; i ministri, a loro insaputa, comprano casa o fanno
assumere i loro congiunti.
È meno normale
proporre un’idea, i colleghi vogliono sapere i particolari e precedenti e se
esistono al mondo soluzioni simili.
Tutto è sotteso
da un’ignoranza abissale, che ha varcato lo Stretto ed è già un cittadino del
mondo. Niente di nuovo, la storia si ripete. La domanda più semplice è quando si
farà?
Loro dimenticano
che a Messina il museo è in costruzione da un numero infinito di anni e che il
nostro Assessore Regionale al Turismo non riesce ad aprirne almeno un salone.
Non è divisibile in lotti, o meglio non ci hanno pensato mai: i lotti funzionali
sono contro legge.
A proposito, la
metropolitana è realizzabile in piccoli lotti e con la partecipazione di tutti.
Il tempo previsto: 18 mesi; la spesa leggermente superiore a quella del
contenzioso con l’impresa contraente che lievita ogni giorno e va oltre i 700
miliardi di euro.
Il sindaco,
proviene dalla scuola e la ama come sua seconda casa e alla casa volante non ci
crede.
Quelli
dell’altra sponda dicono che li vogliamo invadere e che loro preferiscono non
mescolare i Peloritani con l’Aspromonte.
Eppure i loro
piani regolatori redatti da Samonà e Quaroni hanno sentito l’aria della
conurbazione invocata dai progettisti.
Ma la vera
domanda è: “Chi progetta: l’ingegnere, l’architetto o la politica?”
E la politica da
chi è fatta nel nostro Sud, non pensata alla mafia, perché sbagliate con
certezza.
Chi propone il
nuovo è un visionario, ma il vecchio che ci ha dato? La disoccupazione
giovanile è alla soglia di rottura; in Sicilia 700.000 giovani, di entrambi i
sessi non studiano né lavorano; sono esperti in astronomia, guardano le stelle
nelle notti di luna chiedendosi se durerà e fino a quando?
Renzo Piano nel
1990 per la sua Genova aveva guidato il futuro dei trasporti; si chiama
Metrogenova e dichiarava “Porterò la
gente in Piazza, per fermarmi dovranno prendermi a cannonate”; ma qua, in Sicilia,
ai cannoni suppliamo “a scupetta”.
Nel capo delle
arti creative niente di nuovo. Susumo Shingu con la sua vita e le sue opere ne
è l’ispiratore.
Ecco la sua vita
professionale: Nasce ad Osaka, in Giappone nel ‘60 si laurea a Tokyo, all’University of
Arts, ottiene una borsa di Studio dal Governo Italiano, e studia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Del 1962-1966 sono le prime mostre collettive il
Italia, Austria e Germania. Torna in Giappone e nel 1967 tiene a Tokyo la prima
mostra all’aperto intitolata “Wind structures”.
Viene selezionato per l’Expo Internazionale di Osaka
e durante il 1971-1972 è visiting artist all’Università di Harvard. Tiene a New York, al Pepsi-Co, Purchase, una mostra
all’aperto intitolata “Wind and Water Sculputures”. Harry N. Abrams, pubblica la prima monografia
“Shingu”. Vince in Giappone varie importanti mostre di scultura e nel 1984
tiene al Museo d’Arte Moderna di Hyogo una personale intitolata “Breathing
Sculptures” e una personale alla Galleria Civica di Kanagawa nell’86. Vince il
Gran Premio di Yokohama e il 18° Gran
Premio dell’Arte Giapponese, nel 1987 espone una mostra itinerante all’aperto
intitolata “Windcircus” a Brema, Germania; a Barcellona in Spagna e a Lahti in
Finlandia. È invitato a Seoul per creare una scultura all’aperto per il Parco
Olimpico. Nel 1989 vince il Gran Premio Speciale Henri Moore e tiene una
personale a Parigi, all’Arts Center.
Questo è il vero
simbolo della professione/idea, a cui dedicherò quella piccola parte di vita
che mi resta.
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